Guardo la tua leggiadra figura e non occorre fantasia
perchè io possa seguire il ritorno alle origini, la tua toilette mattutina
è di fine tela color ostrica e tu sei un invito a
un bagno di fango, il tuo occhio azzurro mi fissa attraverso un latteo
cheratomo, con l'indice irrigidito scosti i ramoscelli gialli
del salice piangente e sai bene che da me puoi attenderti
tutte le cose peggiori.
Lampi emotivi e un centootto d'oro aprono nel finish
la via alla chiavica, al triste weekend che ora incomincio a vivere,
l'abito di cui sogno è intessuto col riso della cellulosa siberiana,
le mani verdi di ottocento fanciulle sono il fondamento di una dolce confesione,
le isoipse del riso ti solidificano con maschera di cortesia e i cricchietti
delle tue orecchiucce porcellanate sono perfettamente nascosti
nella boscaglia d'ascolto dei tuoi
capellucci macerati dall'ossido.
Le sfere di cose e avvenimenti innescati, contro il corso delle lancette
dell'orologio, girano a tempo zero, tuttavia un solo giorno
passato con la fanciulla amata su un ghiacciaio norvegese
è la borse dell'amore di tutte le persone degne.
L'amicizia di uomo e donna è un tormento per due,
le volpi ieri si sono trasferite e hanno plaudito alla banda militare.
Come vorrei prender forza e con un solo strattone strapparti il volto,
vorrei con una sola sferzata scoprirti tutti i pensieri,
con un solo brutale strattone, così come si strappa un reggiseno,
come si strappa la biancheria intima.
lungo la cinghia delle vie ritorno all'origine dell'andare,
la splendidezza rivelatrice delle esperienze animali augura alle città
assetate piscine piene di bimbi. il tuo occhio miosotide spezzato
da una scheggia di maiolica di Modra comprende ora il mio freddo mirare,
segui giustamente come il coltello della mia immaginazione si spinge all'indietro
alle fonti delle cose.
L'ultimo ruscello è risucchiato con l'ultima goccia nel fiumicino,
l'ultimo fiume è risucchiato nel mare e l'oceano con l'ultima chiara
nuvoletta svapora nei cieli azzurri.
Vedo come segui con me questa caduta ascendente, vedo
che non una sola frase di questo striptease ti è sfuggita.
Apparentemente seguo il ricordo del tuo abito bianco di seta
ricamato d'oro, sul polso la manica era guarnita di spacchetti
per il mio desiderio, due pieghe cave di cashmere
giallo panna, io però tanto più svelto seguo come la pura fonte
e il divino Ago vanno incontro alla primavera e tu mi sorridi
quando vedi come prendo nelle mani manciate piene di argilla creativa
e odorando la terra odoro anche te.
Così arricchito da un vassoio di riccioluti ritagli, succhio la speranza
della clessidra a polvere e per una più sana alimentazione mi è più cara la tristezza,
un pezzetto di filo trovato vicino a una pompa di benzina mi collega con l'eternità,
l'allevamento a gabbia delle trote di lago è la mia indisturbata luna di miele.
Ora sto seduto sul fondo di un'osteriuola di Krč, i vetri delle finestre del bosco
sono le pareti di un grande acquario, navighi proprio sotto il tetto
come l'ape che è caduta nei favi mellacei del mio cervello,
le tende svolazzanti sono l'ininterrotto processo della speranza
e nella ghiacciaia è conservata la tassa del mio destino.
L'ultima fiamma della sera color tulipani succhia
l'ultima travatura, io però preferisco per intanto leggere sul giornale
come i leoni per dodici minuti hanno morsicato un panino e i leoni hanno affascinato
i giornalisti sportivi, come delle volate dei coperchi di bare, dagli stipiti
immobili di argilla sono succhiati dentro la terra gli uomini, ma il migliore
festeggiamento dell'atmosfera umana è un quadro efficace
e il futuro dell'umanità è una libreria.
Intanto sento solo nel mio cervello lo stridore delle tue dolci membra,
la pelle hai adorna di tenere fessure, sei trasportata
dalle coordinate del fumo di sigaretta, sali in alto come le bollicine
del selz, gli alberi e i fiori descrivono circonferenze, una mela cade dal melo, già con le mele nel seme, le ultime rovine della sera s'infilano silenziose nella soffice polvere,
a me però intanto fanno piacere gli eccessi e le stravaganze delle canzoni con testo
della poesia nei giornali. E questa intanto è la tua vitina giovinetta
e questa è la tua gonna plissettata dalla cinta alle crespe delicate
e questa è la tua toilette del serico colore dell'avorio
ed è un modello impero e questo è un vestito da cresima
conservato per ricordo e questa è la tua schiena spezzata da sottobicchieri
di birra e questi sono i tuoi capelli sciolti e dal capo ti sgorgano
righi da musica. Vedo come nuda navighi ora sotto le travi scure, vedo
le tue mani ritmiche illuminate dallo spruzzo violento
del lampadario giallo, vedo in qual modo dalle tue gambucce battenti
zampillano bolle, perline che salgono da tutti i pori del tuo corpo, sei immersa in un bagno fosforescente e dalle caviglie vibranti
ti sibillano rapide di selz, spumanti, spumanti pinne, piume minerali,
allucce di pesci volanti, i volastri che porta alle caviglie il bello
e giovane dio greco Mercurio.
La luna in plenilunio luccica con la prima orma della suola di Armstrong,
io però sono stato più commosso dalla notizia del giornale della sera,
una sessantottenne raccoglitrice di erbe mediche si è appisolata
su un prato in fiore ed è stata risucchiata dentro una falciatrice e il suo cadavere
è fuoriuscito dalla macchina insieme con le erbe mediche e il fieno da non riconoscersi.
Il minibus stellare è sempre fermo allo stesso posto, ma questo
è il tuo abitino per le corse in bicicletta e questo tailleur
di cheviot scuro è con rosetta nel mezzo,
ma io intanto invidio all'aria che tu le scivoli dentro come il sapone
da toilette nella mano, invidio che il tuo volto è spalmato di lacrime
fresche di gelée royale, invidio la carta vetrata di cui sei
rivestita, e che gli sguardi maschili si sfregano su di te con zolfanelli
facilmente infiammabili, invidio lo squadrone di spermi e angioletti che formano
il tuo corteggio fisso, invidio a me stesso di invidiare,
perché il desiderio umano può tutto, desiderio esplosivo
come l'infelicità dei bimbi. Il tuo tronco ora si china e dalla tua bocca
ti spumeggia una collana spezzata di pastiglie, brilli
per il locale come una grossa scheggia di legno di tiglio.
Ma la vita è rimozione di sporcizia,
grazia, caso e necessità sono i paffuti trigemini di un miracolo,
naturalmente le scarpe delle calciatrici sono paroline di maggio, scarpine
solo di un numero più piccole di una nave spaziale.
Schegge di bambole fracassate mi hanno ferito l'anima,
il bruco che striscia proprio in vicinanza del mio occhio
è più grande del treno espresso che passa in lontananza.
Non so che contadino delle montagne quando anni fa
non trovò lavoro prese a fristate con la cinghia una statua di Gesù cristo. Vedo in qual modo la mia vita viene succhiata nella vita di mia madre,
vedo come dal cordone ombelicale vengo avvolto all'indietro
fino al ventre della progenitrice Eva.
Vedo come le mutande macchiate sono impronta dell'infinito
e gli intestini rimescolati da nobile orrore conducono a una visione superiore,
vedo il mio seme come contro corrente viene succhiato all'indietro
fino alla prima polluzione come una trota di montagna,
vedo come dall'organo sessuale di tutti i miei antenati
sono risucchiato all'indietro fino al canale spermatico del progenitore Adamo.
Vivo tattilmente la resezione della costola che ancora oggi mi manca.
Ogni mio poro è in stato di pronto intervento
e nella fine biancheria è conservato un mondo visibile,
oltre la tovaglia di questo paesaggio si distende un vivifico vuoto
e non arrivo mai a toccare le punte
delle spade incrociate delle contraddizioni, non arrivo mai a sciogliere
le cocche dei quattro punti cardinali.
E' bello, udire lo strepitio dei vetri e vedere
come ti spingi dall'altra parte delle cose.
Ora voli bassa bassa sopra il prato come una rondine prima della tempesta,
giaggioli siberiani in fiore ti scarabocchiano sul petto lampi viola,
ora hai esitato e ti sei fermata nell'aria,
come la sirena sospesa sul bancone delle vecchie drogherie,
ora sei entrata dentro il profumo di un olivo in fiore, perché sai
come ci piace cogliere ramoscelli di olivo in fiore e nel cassettone
metterli tra le camicie e i corsetti,
tutti i profumi del bosco prativo sono cartoline tue,
la duna di sabbia oltre il calore trasparente è il colore delle tue granulose
cosce e fianchi, il prato di margherite in fiore emette l'inudibile suono
delle tue immobili ciglia.
Così camminavamo in silenzio con la mano nella mano quella sera
nel crepuscolo verde canna,
dalla caserma sonava tetra una tromba il tetro silenzio,
la fodera della sera era di seta lavabile color viola,
dalla caserma sonava tetra una tromba il silenzio,
le ombre si disponevano in pieghe verde scuro,
gli strilloni del Praga sera gridavano: Due ministri caduti dall'aereo!
Il vigile occhio della finanza ha salvato quadri sacri
per un valore di alcuni milioni di corone! Lenin ha ricevuto la tessera
di partito numero uno, firmata dallo stesso Leonid Brežnev!
Il cadavere di un uomo sconosciuto trovato nel boschetto di Krč!
Vedo come nel passaggio di piazza Venceslao continua quella grottesta tetra
bellezza, un vuoto gioioso avvolge gli avvenimenti in un foglio
di plastica, sto davanti alle macerie di un giorno soleggiato e vedo come la ripetizione porta un'allegra perdizione
e le scritte e i gridi mi riempiono di freschezza.
La banchina della Vltava quella volta brillava di velluti neri,
dalla caserma sonava tetra una tromba il tetro silenzio,
il tuo sesso era serrato da un'imbastitura e da fibbie
di nastrini dorati e bottoncini di velluto,
sesso chiuso come una blusetta di taffetà.
una volta sotto la pioggia violenta vedemmo su un grosso sasso
due lumache che facevano l'amore, combaciavano con l'intero corpo bagnato
come due fette di pane imburrato.
Cammino ora nella notte profonda senza luci
e mi oriento solo con la sezione di cielo senza stelle, procedo senza fermarmi nel seno
delle corone convergenti dei pini e quanto più profondamente mi inoltro
nel profondo del bosco, tanto più precisamente so che sto andando incontro alle tue gambe aperte
e presto mi si realizzerà il mio sogno, di entrare nel tuo grembo,
come una trebbia a scale dentro un portale barocco. Ma una curva ha raddrizzato
la via del bosco e spostato a rispettabile lontananza la radice
e la sorgiva da cui sgorgano le tue gambe.
Così legato alla circonferenza del mulino ad acqua bazzico situazioni
nelle quali non mi sono ancora trovato,
la cattedrale si sminuzza a statue in lettere di manifesti,
tuttavia dalle lettere incollate sulla mela si può nuovamente ricomporre la bibbia, al portale
impero dell'ultima stazione della sperduta Galizia
può esser restituito il timpano greco.
Dalla caserma sonava tetra una tromba il tetro silenzio,
alba verde acqua, la finestra sul fiume è aperta,
una blusetta a vitina larga senza corpo dondola su una gruccia.
Cammino nella sabbia umida e penso alla tua pelle,
penso alla tua schiena,
penso all'alto e tenero polsino della tua nuca,
penso ai tuoi fianchi contadini stretti da un corsetto
e adornati di due strisce di strangolamento, sul davanti un legaccio
intrecciato con ciocche di peluzzi che trasudano in su,
penso a una scheggia di porcellana di Sèvres.
Sono disceso al ruscello del bosco e continuo a spruzzarmi
l'acqua della roggia in volto e silenziosamente gusto il succo distillato
di bellezze contadine da tempo sepolte nei cimiteri circostanti,
che filtrati da erica, sabbia e felce si sono ripuliti nel pendio
in specchi aromatici di quiete fonti e rapide rogge,
bagno il viso in quell'acqua santa e mi faccio il segno della croce,
con la verticale del tuo sesso, l'orizzontale della tua bocca.
Lo strillone del Praga sera gridava: Non manca a nessuno qualche familiare?
Il partigiano Czeska mi ha scritto che sono un pozzo nel quale è annegato un bimbo.
Dalla caserma sonava tetra una tromba il silenzio,
anche se sono sobrio, manifesto segni di ebbrezza.
Quando muore il padrone, anche le bestie piangono.
Poi solo un riso che brucia, brucia, brucia.
Sono stanco da morire, ma felice.
E amen.